Gesù, la chiesa, il cristianesimo... le frodi...
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Nome: Francesco
Aspirante padrone del mondo, aspirante attore, aspirante regista, aspirante e basta.
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E allora basta davvero col blog. Pensavo che dopo il mio ritorno avrei ricominciato a scrivere sul Mitico, a studiare altre robe su di lui...
Beh, quelle continuo a studiarle. Ma non ho per niente voglia di scriverle sul blog.
E' stata una bella esperienZa sul serio! Se prima affrontavo questi temi su forum diversi, guestbook e robe varie, graZie a splinder ho potuto scrivere tutto ciò che volevo su un mio blog! Non sono mancati i commenti negativi... ma sono proprio quelli che ti spingono avanti
.
RingraZio tutti i lettori e lettrici per i loro commenti, e alcuni per la loro "amiciZia" se pur virtuale
.
Cercate Gesù.
Ricordate che non sempre chi cerca trova ![]()


Ehm...
Diciamo che sono mancato per un po' é_è
E continuiamo divendo che mancherò ancora per un altro po', dato che questa è la prima volta che mi
connetto dalla fine di Giugno. Sono in sardegna per lavoro e non tornerò prima della fine di Settembre.
Buone vacanZe... con un po' di ritardo ;)
Da chi e quando è stata scritta l'Apocalisse? Cosa esprime l'Apocalisse? 
Secondo la Chiesa, “l'Apocalisse, dal greco “RivelaZione”, è stata scritta dal discepolo Giovanni, lo stesso autore del IV vangelo, negli anni 94-95 nell'isola di Patmos (Grecia) durante le persecuZioni contro i cristiani operate dall'Imperatore DomiZiano. Essa esprime, attraverso la rivelaZione da parte di un angelo a Giovanni l'evangelista, la certeZZa della vittoria finale di Cristo sulle potenZe del male”. (Bibbia ed. C.E.I.)
Lasciando ogni commento sul significato abusivo che la Chiesa attribuisce a questo libro, che non è nostra intenZione entrare in discussioni fideistiche, passiamo all'esame di questo libro considerando esclusivamente quei presupposti che possono essere trattati in un processo laico, quali quelli dipendenti esclusivamente dalla ragione e da una controllabile documentaZione storica.
Il libro dell'Apocalisse, composto di 22 capitoli, è stata scritta in realtà in due ediZioni, la prima costituita da 18 capitoli, uscita nel 68 durante la guerra del 70, e la seconda, rappresentata dai primi tre capitoli e dall'ultimo, che fu aggiunto nel 95 dagli spiritualisti. Come è logico che fosse, mentre i primi 18, scritti dai rivoluZionari, sono l'espressione del programma guerriero Zelota basato sull'odio e la vendetta contro Roma e i suoi alleati, i secondi quattro, scritti dagli esseni spiritualisti, rappresentano tutto il pacifismo di cui costoro si erano fatti ostentatori dopo la scissione dalla corrente rivoluZionaria. 
L'Apocalisse, guardata dalla Chiesa sempre con diffidenZa per i suoi concetti esseno-Zeloti, tanto da essere inclusa nei testi canonici soltanto nel VI secolo, è dei libri sacri quello che più di ogni altro dimostra la non esistenZa storica di Gesù.
In entrambe le ediZioni, sia in quella del 68 come in quella del 95, si ignora tutto della vita di Cristo e della sua morte. Il Messia dell'Apocalisse risiede ancora in cielo, presso il trono di Dio, e quando in un suo capitolo (XII) si parla della sua nascita lo si fa concepire dalla costellaZione della Vergine all'origine dei tempi e, sempre rimanendo nel mondo dell'astrologia, il Messia dell'Apocalisse è rappresentato in cielo sotto la forma dell'Ariete, primo segno dello Zodiaco che comanda i destini del mondo, al quale viene simbolicamente associato l'agnello pasquale biblico dell'Esodo. La discesa del Messia, che si realiZZerà, secondo le visioni riportate dal libro dei Maccabei, nella persona di un condottiero vittorioso su un cavallo bianco al suono di trombette, annunciata come prossima, non ha nulla a che vedere con la Passione di Cristo dichiara avvenuta nel 33: lontano dal morire in croce, egli sterminerà i nemici per sedere su un trono che durerà mille anni. La Chiesa cerca di dare a questa immagine dei mille anni, come viene detto dalla C.E.I nel passo introduttivo sopra riportato, il valore simbolico di un messaggio di speranZa nella vittoria finale del Cristo sulle potenZe del male, ma basta leggere bene l'Apocalisse per renderci conto che la distruZione di Roma, simbolo della corruZione, è annunciata come un fatto reale e non come una profeZia.
“Il Messia atteso nell'Apocalisse è il “Figlio dell'uomo” della visione di Daniele. Lontano dal morire in croce, egli è colui che stabilirà l'impero giudaico sulle rovine di Roma che non sono procrastinate ad un'epoca lontana e futura, ma previste così imminenti da rendere assurda ogni altra interpretaZione. E l'autore, che ha ripreso questo messaggio nel 95, non contraddice affatto l'attesa espressa dall'ediZione del 68, facendo terminare l'opera su questa promessa da parte del Messia: <<Si. Io verrò presto>>, al che l'autore rispondendo :<<Venite, Signore, venite!>>, dimostra di ignorare che egli sia già venuto sotto un'altra forma”. (Guy Fau. op. cit. pag. 60).
Come si vede, l'Apocalisse non è che un'ulteriore prova confermante che nel primo secolo, almeno fino al 95, lontano da ogni forma d'incarnaZione, il Cristo è ancora rappresentato sotto forma di sogni e di visioni.
<<L'Apocalisse non è l'espressione di un solo libro, ma di diversi, di molti. Non tuttavia unioni di vari frammenti, come per addiZione di libri diversi, come Enoch, ma piuttosto di un libro solo, formato da diverse stratificaZioni, come quelle di varie civiltà quando si scavi al fondo di un'antica città. Dopo una prima rielaboraZione di uno scrittore ebraico di Apocalissi, e dopo altre aggiunte, ebbe la sua versione definitiva ad opera di Giovanni, il giudeo cristiano, e dopo queste stagioni storiche il libro fu ancora rimaneggiato e corretto, con aggiunte e cancellature, da editori che volevano che l'opera diventasse cristiana.
Restiamo comunque perplessi, poiché se Giovanni terminò la sua Apocalisse nel 96 d.C., è davvero strano che egli nulla sapesse della leggenda di Gesù, che nulla avesse assimilato dello spirito dei Vangeli, tutti momenti precedenti al suo testo. Strana figura, questo Giovanni di Patmos, chiunque egli fosse>>. (D. H. Lawrens - Apocalisse- Tasc. Newton, pag. 38).
...e ancora:
<<L'Apocalisse è un'opera di guerra, un ardente richiamo dei Giudei contro l'occupante romano detestato. La discesa del Messia, annunciata come prossima, non ha nulla a che vedere con una passione già vissuta: lontano dal morire in croce, il Salvatore vincitore è visto come uno sterminatore di nemici prima che possa sedere sul suo regno terrestre di mille anni. Si cerca oggi di farci ammettere che le immagini sono simboliche, ma la distruZione di Roma, ricordando quella di Babilonia, è annunciata come reale. Dopo la descriZione del grande massacro, l'opera, terminando con la promessa che fa il Salvatore di venire presto, esclude nella maniera più categorica che egli, il Cristo, sia già venuto. Tutta l'Apocalisse ignora del cristianesimo; l'agnello non è messo a morte sotto Pilato ma è immolato “dalla creaZione del mondo” (XIII-8) secondo un rito di valore permanente ebraico e non per un fatto storico. Siamo alla fine della seconda metà del primo secolo e Cristo, lontano da ogni riferimento storico, è sostenuto nell'Apocalisse, come negli Atti degli Apostoli, esclusivamente da visioni>>. (Guy Fau. op. cit. pag. 60).
Il silenZio dell'Apocalisse su ogni riferimento storico della vita di Cristo, l'ignoranZa più assoluta da parte dell'autore su Pilato, Caifa, i miracoli e quei terremoti che scossero la terra alla sua morte, sono la dimostraZione più chiara che tutto ciò che è stato su scritto su Gesù non è che una favola, per giunta, anche mal raccontata.
Per quanto riguarda poi la dataZione del 95 data dalla Chiesa a tutta l'Apocalisse, siamo di fronte ad un altro falso storico secondo quanto ha inconfutabilmente dimostrato Engels confermando l'uscita della prima ediZione agli anni 68-69.
Ma prima di passare alla dimostraZione di Engels, è bene fare un breve riepilogo dei fatti che precedettero la sua redaZione.
La morte di Nerone, avvenuta per suicidio nell'anno 68, gettò Roma in uno stato di tale anarchia e di disordine da costringere le legioni impegnate nella guerra contro i rivoluZionari a ritirarsi in Siria lasciando campo libero all'esercito giudeo esseno-Zelota.
I Giudei sicuri di essere pervenuti alla vittoria finale, già si vedendosi padroni dell'Impero e quindi del mondo, sfogano nel libro tutto il loro rancore contro Roma, la Babilonia della corruZione, e contro tutti i nemici di Dio annunciando un programma di odio, di vendetta e di stragi.

A Nerone succedette Galba, ma sotto il suo regno incerto della durata di sei-sette mesi compresi tra il giugno del 68 e il gennaio del 69, la situaZione di disgregaZione delle istituZione dello Stato addirittura peggiorò per una voce che cominciò a circolare secondo la quale veniva dato per certo che Nerone, dichiarato suicida, non era morto come si credeva ma che stesse preparando un esercito per riconquistare il trono.
<<In effetti, dopo l'insediamento di Galba al trono di Roma, ben presto fece la sua comparsa un personaggio che affermava di essere Nerone e che per un certo tempo combatté per il potere ma fu sconfitto>>. (Josif Kryvelev. L'Apocalisse. 8)
Fatta questa brevissima premessa, leggiamo ora il passo dal quale Engels ha tratto la data esatta nella quale fu scritta l'Apocalisse: “L'angelo
mi trasportò in spirito nel deserto (è l'autore che parla seguendo la sua visione). Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro e di pietre preZiose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondeZZe della sua prostituZione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: <<Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra>>. A vederla fui preso da grande stupore. Ma l'angelo mi disse: perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna. La bestia che hai visto, ma che non esiste più salirà dall'abisso ma per andare in perdiZione. E gli abitanti della terra stupiranno al vedere che la bestia che non era e non è più, riapparirà. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna e sono anche i sette re. I primi cinque sono caduti (Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone), ne resta ancora uno in vita (Galba), l'altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.
Quando la bestia che era e non è più (continua a spiegare l'angelo), il re che dovrà venire anche se figura come ottavo rimane comunque il settimo, ma va in perdiZione”.
Perché il successore di Galba potrebbe apparire come ottavo anche se in realtà è il settimo? Perché Nerone, riprendendo il trono secondo quanto si diceva, appare come una doppia figura rappresentando un imperatore già annoverato tra quelli caduti.
Che Nerone sia la settima testa ce lo conferma lo stesso autore dell'Apocalisse allorché, riferendosi al suo presunto suicidio, così scrive: <<Una delle sette teste sembrò colpita a morte,
ma la sua piaga mortale fu guarita>>. (Ap.13-3).
Un' ulteriore prova confermante che il settimo imperatore, cioè quello che succederà a Galba, è Nerone ci viene ancora dalla stesso autore dell'Apocalisse allorché ci dice che il suo nome corrisponde al numero 666: <<Qui sta la sapienZa. Chi ha intelligenZa calcoli il numero della bestia: esso rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei>> (Ap. 13-18). 
L'interpretaZione di questo numero, ricavata da Ferdinand Bernari, professore berlinese le cui leZioni furono seguite da Engels, secondo la simbologia numerica ebraica corrisponde esattamente a “Nerone Imperatore”. Il calcolo eseguito da Ferdinand Bernari trova conferma nello stesso Ireneo, Padre della Chiesa, che nel libro “Contro le Eresie” indica l'Imperatore Nerone con il numero 616. Perché questa differenZa? Per il semplice fatto che Ireneo fece il calcolo sul testo scritto in latino, dove il nome Nerone, scritto in greco Neron, diventa Nero. Cadendo la lettera N, che nella simbologia ebraica corrisponde a 50, il conto e bello che fatto: 666-50= 616. 
Dunque, se l'Apocalisse è stata scritta mentre regnava Galba, cioè nel periodo compreso tra il quinto imperatore che era stato Nerone morto suicida e il settimo imperatore, previsto nella persona dello stesso Nerone redivivo, e sapendo che Galba ha regnato dal giugno del 68 al gennaio del 69, come conseguenZa l'Apocalisse non può essere stata scritta che in questo periodo e non nel 95 come sostiene la Chiesa, e neppure essere stata redatta da Giovanni l'evangelista nell'Isola di Patmos ma dai rivoluzionari in Giudea durante la guerra del 70.
Che i Giudei fossero sicuri della vittoria sui romani ci viene confermato da EleaZaro allorché nel discorso di Masada, riferendosi alla disfatta del 70, la definisce una “sconfitta inaspettata”. (Guerra Giudaica. cap.8).
La Chiesa, per giustificare il 95 come data da lei assegnata all'Apocalisse, così commenta il passo dal quale Engels ha tratto la sua conclusione: <<Sette re, cioè gl'imperi di Augusto, Tiberio, Caligola, Nerone e DomiZiano, che esisteva ancora al tempo di Giovanni. Il poco tempo è il tempo della persecuZione e il settimo impero è il dominio ostile al regno di Dio, identificato con la fiera>>. (Nota a pag 7 dell'Ap. ed. CEI).
Praticamente, pur di giustificare il 95 come anno in cui fu scritta tutta l'Apocalisse, ignorando gl'imperatori Galba, Vespasiano e Tito, la Chiesa fa fare un volo alla testa della bestia numero 5 di ben 25 anni per metterla sulle spalle di DomiZiano che viene considerato come il sesto imperatore. E la settima testa? La settima testa la ottiene trasformando il redivivo Nerone in “un Impero ostile al regno di Dio” che incoerentemente viene identificato con l'intera bestia.
Perché la Chiesa insiste ad attribuire all'Apocalisse la data del 95? La risposta è semplice: se riconoscesse che è stata scritta nel 68, tutta la seconda parte riguardante Gesù, cioè i 4 capitoli aggiunti, risulterebbe troppo evidentemente un falso per l'anacronismo esistente tra i concetti espressi nel “Saluto alle sette chiese” nei cap. 1 -2 -3, quali quello dei Nicolaidi, che ancora non esistevano nel 68. Per cui, non potendo retrodatare l'Apocalisse del 95 al 68, l'ha posdata tutta al 95.
Ma in fondo, cosa potrebbe cambiare in ciò che riguarda l'esistenZa storica di Gesù anche se l'Apocalisse fosse stata scritta tutta nel 95, dal momento che essa esclude nel suo intero nella maniera più categorica ogni riferimento ad una sua vita terrestre?
L'Apocalisse è un'opera di guerra che ripete nella maniera più fedele il programma di sterminio di Roma esposto dagli esseno-Zeloti nel “Rotolo della Guerra” ritrovato negli scavi di Qumran nel 1947.
Essa ignora nella maniera più assoluta tutto ciò che è stato attribuito a Cristo. Ignora Pilato, la crocifissione, i miracoli, la resurreZione, gli apostoli. Essa, disconoscendo tutti gli altri libri sacri che si riferiscono al cristianesimo, oltre che a dimostrare la sua natura giudeo-essena, conferma che i vangeli, gli Atti degli apostoli e le lettere che la Chiesa afferma esserle contemporanei, non sono state scritte nel primo secolo ma in date molto più tardive.
Il Messia dell'Apocalisse è un condottiero sterminatore di nemici che dovrà instaurare un regno giudaico che durerà mille anni. Lontana da ogni forma simbolica attribuitale dalla Chiesa quale annunciatrice di una vittoria di Cristo sulle potenZe del male procrastinata alla fine dei tempi, l'Apocalisse parla nella maniera più chiara della distruZione dei nemici di Dio in una maniera così prossima e reale da considerarla come se si fosse già compiuta.
Come si può pretendere che l'Apocalisse sostenga l'esistenZa storica di Gesù quando, sollecitandone la sua discesa dal cielo, la nega nella maniera più assoluta? (Ap. 22,10). 
L'Apocalisse è un libro di guerra, un ardente appello alla lotta contro l'occupante romano, un libro di odio e di vendetta che esclude ogni significato di amore e di pace che si è voluto attribuire alla morale predicata da Cristo.
Il Messia atteso nell'Apocalisse è il “Figlio dell'uomo” di Daniele. Estraneo ad ogni morte di croce, egli è destinato a stabilire l'impero giudeo sulle rovine di Roma.
Facendo una comparaZione tra le due opere che la Chiesa attribuisce all'apostolo Giovanni, non possiamo trarre che un ulteriore conferma dell'inesistenZa storica di Gesù dal momento che l'una esclude l'altra se consideriamo che nell'Apocalisse il Cristo deve ancora discendere mentre nel IV vangelo viene sostenuto incarnato, nato da una donna terrena che non ha nulla a che vedere con la costellaZione della Vergine.
Se a questo punto mi si facesse rimarcare, come già è accaduto, che l'Apocalisse conferma l'esistenZa di Gesù nel primo secolo perché essa riporta il suo nome tre volte (le hanno contate), ebbene non posso che rispondere che anche se le volte fossero state cinquanta o cento, a parte il fatto che nulla potrebbe cambiare di fronte alle prove portate, il nome di Gesù era largamente usato dagli Esseni nel significato biblico di Jeoshua (Giosué) che significa “colui che salva“
che chiaramente si riferisce al “Maestro di GiustiZia” atteso dagli Esseni.
Infatti il nome di Gesù lo troviamo nel suo significato di umaniZZaZione che gli ha dato Madre Chiesa, per la prima volta nel “Discorso Veritiero“ scritto da Celso nel 180 attraverso la confutaZione che ne fa Origene riportandone il passo: << Colui al quale avete dato il nome di Gesù Cristo in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestaZioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senZa pertanto riuscire a dare alle vostre menZogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti in seguito alle critiche che vi venivano portate>>. (Celso. Discorso Veritiero).
In questa diatriba tra Celso e Origene, quello che ancora interessa, oltre all'accusa mossa contro i cristiani di aver dato il nome di Gesù al capo di una bandi Briganti, è il fatto che Origene in essa non difendeva l'esistenZa storica di Gesù ma soltanto il fatto che egli venisse associato ad un capo di briganti, dal momento che egli quale gnostico lo sosteneva soltanto nella sua realiZZaZione di predicatore che aveva svolto la sua missione prendendo dell'uomo soltanto le apparenZe, da quanto ci viene confermato dal Patriarca FoZio che ci dà per certo che S.Clemente e il suo discepolo Origene morto nel 254, negano l'incarnaZione di Cristo e di conseguenZa la sua figura storica di uomo: <<Il Patriarca FoZio, vissuto nel IX secolo (827- 97), quando ormai la Chiesa aveva i suoi dogmi e non si poteva più seguire quella libertà di studio e di espressione che troviamo nei libri di matrice cristiana del II e III secolo, parlando del libro delle dispute di S. Clemente (160-220), afferma che s. Clemete aveva sostenuto che il Logos non si era mai incarnato (Pag. 286, in Ganeval, cap. II e III); e parlando dei quattro libri sui “Principi” di Origene, ci fa sapere che Origene parlava del “Cresto” - come egli lo chiamava - secondo la favola e che quanto all'incarnaZione del Salvatore, egli opinava che lo stesso spirito (soffio) che lo aveva animato era lo stesso che era in Mosè, negli altri profeti e apostoli; onde a ben ragione, FoZio del IX secolo, quale difensore dell'incarnaZione secondo i dogmi ormai stabiliti e imposti, se ne scandaliZZa dichiarando che Origene scrisse molte bestemmie>> (Bossi. op. cit.pag. 39- da Ganeval. capp.II e III).
A questo punto non ci resta che aggiungere altri esempi simili al precedente per dimostrare quanto il cristianesimo che la Chiesa afferma essersi costituito negli anni trenta, cioè dopo la morte di Cristo, in realtà ancora annaspava alla fine del II e per tutto che negano nella maniera più categorica l'incarnaZione di Cristo:
1) S. Giustino martire nel 160, per contraddire Celso che affermava l'esistenZa di Gesù ma soltanto come capo brigante, scriveva: <<se Gesù è nato, e se è nato in qualche luogo, rimane comunque completamente sconosciuto>> (Dialogo con Trifone- Dide. “La Fine delle Religioni”- pag.171).
3) Papia, vescovo di Gerapoli, autore di una esegesi sui detti del Signore, vissuto nel pieno del II secolo, mancando di riferimenti storici sulla vita di Gesù, ne sostiene l'esistenZa citando i passi di un vangelo spiritualista esseno-egiZiano (terapeuta).
4) S. Ireneo, vescovo di Lione dal 177, afferma che il Dio cristiano non è né uomo né donna.
5) S. Giustino, scrittore cristiano, autore di due apologie del cristianesimo, morto a Roma nel 165, parlando di Cristo afferma che è un'emanaZione di Dio che avviene come la proieZione dei raggi del sole. (Concetto gnostico che esclude ogni relaZione tra la divinità e la materia).
6) <<Tutte le sette gnostiche esistenti nei secoli I, II e III., quali i Marcioniti, i Valentiniani, i Basilidiani, i Nicolaidi e tante altre negano l'incarnaZione di Gesù affermando, secondo quanto ha detto S. Epifane, che egli è la ricostruZione di Oro, il figlio della Trinità egiZiana, divenuto poi Serapide.
A queste sette, citate da Ganeval, le quali negavano che il Verbo si fosse fatto carne, va aggiunta e segnalata specialmente quella dei Doceti, negatori della storicità di Cristo, per confutare i quali, secondo il Salvador (Gesù Cristo e la sua dottrina- lib.II, cap.II), il quarto vangelo aggiunge alla Passione il colpo di lancia che fa uscire acqua e sangue dal corpo di Cristo per provare la sua natura umana a quanti la smentivano. Determinante per la negaZione dell'umaniZZaZione di Gesù è il fatto che i doceti sono contemporanei degli apostoli, al dire di S. Girolamo>> (Bossi. Gesù Cristo non è mai esistito. Ed. La Fiaccola. pag.40).
Praticamente la figura storica di Cristo che tutti, compresi i Santi e gli esegeti cristiani si rifiutavano di riconoscere, se è stata riconosciuta tale non è dipeso da una documentaZione corredata di prove ma bensì da un'imposiZione di falsità e di contraffaZioni sostenuta dalle torture più atroci e dal rogo.
<<Se il Gesù dei cristiani fosse veramente esistito, non si avrebbe avuto bisogno di falsificare la storia per provarlo>>. (Bossi, avvocato. op. cit. pag.16). 

Quando il papa - il pastore tedesco
- si domanda dov'era dio durante AuschwitZ e perché avesse taciuto... allora è segno che qualcosa sta cambiando.
Che abbiano ragione i testimoni di geova? La fine dei tempi è vicina 
Minchia un mese! Uh scusate l'assenZa 
No, no, non faccio un altro post su Gesù % co., per quello c'è tempo 
Volevo fare gli auguri alla Madonna, per ieri 
Tanti auguri, mamma del Mitico! ![]()


Perché c'è l'uovo a pasqua? Non sarà mica un'altra usanZa precedente al cristianesimo, rubata, o presa in prestito - che dir si voglia - agli altri culti pagani?
Oh yeah!
Gli esempi non mancano:
per gli indù Brahma rimase nascosto per un anno dentro un uovo galleggiante, poi uscì e dalla parte superiore del guscio si formò il cielo, da quella inferiore la terra.
Secondo i greci, fu Orfeo a nascere da un uovo d'argento deposto dalla "Notte" sotto forma di colomba (uh, guarda, anche la colomba è un simbolo della pasqua
) fecondata dal serpente Ofione; la stessa cosa era accaduta per Astarte, dea mesopotamica dell'amore.
Anche i fenici avevano il "culto dell'uovo": in esso convivono il principio femminile e quello maschile (tuorlo e albume) che, separandosi, dànno vita al cielo e la terra.
Da un uovo nascono pure Castore e Polluce, simboli dei due emisferi del mondo.
Persino in Polinesia si narra la storia di Rumia, una conchiglia-uovo in cui prima del big bang viveva Ta'aroa, la divinità primordiale della creaZione.
Per gli Zoroastriani l'uovo era la forma stessa del mondo, avvolto dal cielo come in un rigido guscio.
Secondo gli egiZi, invece, Osiride (o Horus) era nato da un uovo deposto da una grande anatra nella palude primordiale; inoltre il dio Ptah crea l'uomo apartire da un uovo.
Inutile sottolineare che sono culti di molto precedenti il cristianesimo.
Dunque perché si donano uova a pasqua?
L'uovo rappresenta Immortalità, rinascita, perfeZione (l'uovo non ha iniZio nè fine), quindi regalare un uovo a pasqua significa augurare un'esistenZa rinnovata, migior vita.
Oooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!
"Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del Sabato" (Luca 23,54)
Ecco quando è stato crocifisso Gesù. Il giorno della "Parasceve", ovvero della preparaZione: la vigilia della Pasqua ebraica (beh, la Pasqua mica è nata con Gesù), la sera del 14 del mese di Nisan in cui si celebrava il seder (
), la cena rituale degli ebrei. Quindi Gesù è morto Venerdì 14 del mese di Nisan, secondo Marco, Luca e Matteo. Per Giovanni è morto Venerdì 15
. Totale: abbiamo due Venerdì (unico esempio nella storia) consecutivi.
Ma prima di parlare della morte di Jesus, parliamo del suo arresto e via crucis
Gesù venne arrestato nel Getsemani, mentre pregava insieme ai suoi discepoli (vabbè, loro dormivano
), dai soldati romani, di notte. Dopo aver bestemmiato asserendo che lui era il figlio di Dio, fu condotto da PonZio Pilato che ebbe con colloquio con lui, e lo fece crocifiggere, dopo aver liberato Barabba, scelto dal popolo. Durante la via crucis portò la propria croce, cadde tre volte, una Veronica gli asciugò il volto che magicamente rimase impresso nel lenZuolo che la donna aveva usato. Verso le 9 del mattino venne crocifisso e spirò alle 3 del pomeriggio, mentre un terremoto squarciava il tempio. Infine, Giuseppe D'arimatea prese il corpo e lo mise in un sepolcro dal quale il Nostro uscì bello pimpante 3 giorni dopo.
In teoria
Si, Gesù venne arrestato nel Getsemani, MA:
1) di notte era totalmente impossibile; il sommo sacerdote Caifa convocò un "consiglio d'amministraZione" in piena notte (quando mai era successo prima e mai successe dopo) per poter arrestare Gesù che si era dichiarato Re dei Giudei, a poche ore dalla sacra Pasqua. Durante l'interrogatorio gli domanda se lui fosse il Figlio di Dio, e Gesù risponde affermativamente
. Quindi si straccia le vesti (significa che aveva detto una cosa abominevole) e lo condanna alla morte.
2) I soldati romani se ne infischiavano dei tanti Rabbi che spuntavano come funghi; preferivano dare la caccia ai rivoluZionari, che erano molto più pericolosi, e quindi è improbabile che si siano scomodati per andare ad arrestare uno come Gesù - in piena notte, lo ripeto.
Lo scambio verbale tra Gesù è ponZio Pilato è inverosimile:
in casi del genere l'interrogatorio è condotto dai suoi subordinati. In quel momento Gesù non è ancora il Cristo, è solo un delinquente comune; per questo è poco probabile che Pilato abbia parlato con lui (perché avrebbe dovuto scomodarsi?
). PonZio Pilato parla latino, e Gesù aramaico (forse anche greco).
Lo stesso Pilato non può essere procuratore, ma prefetto della Giudea, poiché questo titolo compare solo verso il 50 d.c.
Soprattutto NON è l'uomo mite, benevolo che i vangeli lasciano intendere, a meno che gli autori dei vangeli non vogliano umiliare gli ebrei per aver ucciso il Salvatore. Di Pilato infatti si ricordano soprattutto crudeltà, cinismo, ferocia e gusto per la repressione (rivoluZionari...).
Gesù non cadde mai durante la via crucis, nessuno dei vangeli lo dice. Nessuna Veronica (vera-icona) gli asciugò il volto. Nessuno dei vangeli lo dice. Sono entrambe delle favolette per dare un tocco in più alla passione di Gesù (uh ho fatto la rima), come il bue e l'asinello etc. Gesù non portò la croce, dato che i crocifissi portavano il patibolo, cioè la parte oriZZontale della croce... MA:
la storia ci dice che all'epoca gli ebrei venivano lapidati, non crocifissi.
Come detto prima, Gesù si proclamava Re dei Giudei, era uno dei tanti Messia (Meshiah, Unto). Roma del profetismo se ne infischiava altamente. La crocifissione richiede che venga messo in discussione il potere imperiale, cosa che Jesus non fa mai ("Date a Cesare ciò che è di Cesare, date a Dio ciò che è di Dio", anZi).
Pur ammettendo che sia stato crocifisso, il corpo (nudo, senZa periZoma o altro che coprano le nudità; quello era il procedimento) veniva lasciato appeso e abbandonato ai rapaci e ai cani, in quanto le croci non superavano i due metri di alteZZa. Successivamente il corpo veniva gettato in fosse comuni. In ogni caso è escluso che venisse sepolto in una tomba.
La tomba. Giuseppe d'Arimatea ottiene da Pilato il corpo di Gesù per deporlo in un sepolcro di sua proprietà. Bisogna sapere che non si potevano toccare cadaveri per non essere impuri il giorno della Pasqua, e per un Ebreo questo era impensabile. Tuttavia, Giuseppe prese il corpo e lo depose nel sepolcro, privandosi della festa religiosa più importante. Ah, Arimatea significa "dopo la morte". Che coincidenZa...
Vabbè... poi i 3 sinottici dicono che Gesù morì alle tre del pomeriggio (uh, 'sto 3...
), mentre il solito Giovanni dice che ebbe il colloquio con Pilato verso meZZogiorno... quindi non potè morire a quell'ora.
Per quanto riguarda la resurreZione...
Ci sono, ci sono
Tornato! Almeno per un post sui Testimoni di Geova, coi quali ho spesso accesi diverbi.
La rivoluZione industriale, tra la fine del 18° e l'iniZio del 19° secolo, portò alcuni a pensare che fosse arrivata la "Fine dei tempi". Tra questi vi era tal William Miller che, Bibbia alla mano, aveva dimostrato che la fine del mondo sarebbe avvenuta nel 1843. Passato quell'anno, Miller corresse i suoi calcoli e fissò la data per la Primavera del 1844. Passata pure quella data, il Nostro, deluso e deriso, scelse il 22 Ottobre 1844. In quegli anni, un certo Charles Russell iniZiò ad interessarsi a quegli argomenti. Nel 1870 fondò la compagnia che chiamò "Studenti Biblici". Allo stesso tempo, Nelson Barbour fissò a sua volta una data per la fine dei tempi: il 1874. Passata (eeehhh...) quella data, Barbour, per non ammettere l'errore, affermò che in quell'anno non c'era stata la Venuta di Cristo, ma la presenZa di lui. Dunque, non pago delle continue delusioni, fissa il 1914 come data definitiva. Questa era una data supportata anche da Russell, che ne frattempo aveva iniZiato la pubblicaZione della Watch Tower, nel 1879.
Nel 1881 fondò la Watch Tower Society, per avere fondi disponibili.
Passò pure il 1914 (ovviamente senZa fine del mondo o dei tempi, che dir si voglia), e nel 1917 venne eletto Rutherford.
Il 28 Febbraio 1918 Rutherford critica aspramente il patriottismo, la politica, il clero. Lo stato decide di requisire la Watch Tower. L'8 Maggio viene arrestato per aver incitato alla disobbedienZa alle autorità militari in tempo di guerra.
Il 26 MarZo viene rilasciato e diventa un martire. IniZia a dare dei fanfaroni, egoisti, crudeli, empi etc. ai membri del clero.
Nel 1931 gli Studenti Biblici (chiamati anche Russelliani) diventano i Testimoni di Geova.
Rutherford, per non ammettere gli errori commessi dai suoi predecessori, insinua che nel 1914 era stato instaurato il Regno di Dio. Disse che la fine del mondo sarebbe avvenuta nel 1918.
Passata - ancora! - quella data, non si rassegna, e nel 1920 asserisce che la fine sarebbe stata nel 1925.
Infatti nemmeno nel 1925 accadde.
Rutherford instaurò il metodo teocratico e introdusse la predicaZione porta a porta.
Il 1942 vede l'eleZione di Nathan Knorr.
Nello stesso anno, egli apre la "Scuola di ministero teocratico", dove in pratica si allenavano i Testimoni di Geova ad essere convincenti e avere sempre la risposta pronta.
Anche Knorr ha una sua data per la fine del mondo (come potrebbe essere altrimenti!): il 1975.
In uno "Svegliatevi!" dice che ai suoi predecessori che avevano profetiZZatola fine dei tempi, mancava la verità di Dio, poiché avevano detto il falso (notare che i suoi predecessori sono proprio i fondatori di questa setta!)
Tra il 1968 e il 1975 diversi Testimoni di Geova, fidandosi della data annunciata da Knorr, vendettero le proprie case e addirittura non mandarono a scuola i loro figli.
Stranamente... nemmeno il 1975 era la data esatta.
Nel 1977 viene eletto FranZ. Quest' altro profeta ci annuncia che la fine del mondo è vicina, e potrebbe accadere negli anni 2000. Non ci resta che aspettare, dunque.
Prendendo alcune traduZioni dalla "TraduZione del nuovo mondo", possiamo renderci conto di quanto approssimativa sia questa traduZione.
Prendiamo solo alcuni versi tratti da Giobbe, e facciamo una comparaZione con la taduZione cattolica della CEI.
Giobbe, 37,9: L'uragano viene dalla stanZa interna.
Trad. CEI: Dal MeZZogiorno avanZa l'uragano.
Giobbe, 31,7: E la mia mano bacia la mia bocca.
Trad. CEI: E con la mano alla bocca ho mandato un bacio.
Giobbe,33,21: La sua carne scompare alla vista, e le sue ossa che non si vedevano certamente si denudano.
Trad.CEI: La sua carne si consuma a vista d'occhio e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori.
I Testimoni di Geova non festeggiano i compleanni, onomastici, non possono studiare filosofia, non possono fare sport organiZZati, non possono ascoltare musica classica (!). Per qualimotivi?
Compleanni e onomastici sono festività pagane, e come tali non devono essere festeggiate. Ma pagane sono pure alcune storie della Bibbia: il DIluvio di Noè, la storia della nascita di Gesù, la storia di Adamo ed Eva etc.
Non possono studiare filosofia perché (non espresso da loro, chiaramente) li porterebbe a pensare a diversi problemi, tra i quali quello teologico. E i Testimoni di Geova non sono tenuti a pensare a niente, se non al loro Dio.
Non possono ascoltare musica classica perché diversi musicisti hanno condotto una vita dissoluta, satanica. Ooohhh Yeah!
Per finire, un esempio dell'amore Geovista:
"Coloro che odiano Geova e il suo popolo devono essere oggetto di odio, ma questo non vuol dire che approfitteremo per far loro del male materialmente... Dobbiamo odiare nel senso più vero, nutrire, cioè, estrema ed attiva avversione, considerare spregevole, odioso, soZZo, detestare. Coloro che odiano Dio non dovrebbero certamente vivere su questa bella terra. La terra sarà liberata dai malvagi e noi non dovremo levare un dito per far cadere su di loro il male fisico, perché a ciò provvederà Dio". (La Torre di Guardia 1/10/1952 - Il Geova della Torre di Guardia, 1977).
Considerando che anche loro si professano cristiani, verrebbe da chiedersi come interpretano il famoso discorso della montagna di Gesù, dove il Mitico dice che dovremmo addirittura amare il nostro nemico.
Che Dio vi benedica!
...se iniZi male a capodanno, vai male tutto l'anno.
Che bella prospettiva.
Ooohhh yeah!
Buon anno questo gran caZZo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
Tranne che a voi, cari utenti :)
Possa il 2006 portarvi serenità, sete di sapere, gioie, dolori (aiutano a crescere), allegria, soldi,
amore.
Buon anno ancora!
Tanti, tanti auguri di buon Natale! Stanotte è nato il mitico!
Ah... no... 
Bon...
Basta con questo blog.
Mitico Gesù chiude i battenti, signore e signori.
Per la felicità di molti e l'indifferenZa di molti altri.
Mi sono divertito a gestire questo blog, leggendo i commenti lasciati dagli utenti
.
Alcuni erano seri, minacciosi (
), e proprio per questo divertenti. Altri erano simpatici, altri ancora "dotti". E' stato sempre un piacere leggere i vostri commenti 
Mitico Gesù chiude perché il tempo da dedicare ad esso è sempre più raro. Qualcuno penserà che chiude perché non ho altri argomenti da portare... Liberissimo di farlo, ci mancherebbe! Ma la mia risposta è talmente ovvia che evito di scriverla
.
Devo davvero ringraZiarvi tutti, caaaaaari lettori. Questo è un arrivederci a chissà quando. Forse un addio
. Chi lo sa?
Il blog rimarrà online fin quando non gireranno le balle a Splinder.
Buona navigaZione!
Mmmmmmmitico Ggggggggesù!!!
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Dehihiho! Sarà un caso che il sole forma una pseudo-aureola all'uomo al centro? 
Chiedo umilmente scusa. 
Gnam Gnam 
Gnam Gnam 
Gnam Gnam 
Ebbene sì, siamo tornati a Pesaro.
Mi rendo conto ora che l'aggiornamento del blog sarà molto fraZionario.. vuoi per impoegni universitari, vuoi per altro. 
In questo momento sto leggendo un altroi libro, "La Palestina ai tempi di Gesù", un libro che parla quasi esclusivamente dei movimenti politici, culture e sub-culture, storia etc di quei tempi. Non penso sia possibile farvi una recensione o comunque darvi dettagli appetibili alla fine della lettura; questo è un libro che con Gesù ha veramente poco a che fare, quindi ci sarà poco da aggiornare
.
E' probabile però che posterò qualcosa di vecchio (nel senso che potrei scrivere su qualche argomento che non ho trattato prima)... non penso vogliate sapere la formaZione dei nuclei familiari in Palestina e robe simili!
Dunque.. risparisco per qualche giorno 
Bye
Ehilà! Rieccomi giusto per dirvi che oggi riparto per Pesaro (università e lavoro
)
Il blog sarà aggiornato (Yeah!) ogni.. boh... 3, 5, 7, 10 giorni. Dipenderà dal tempo a mia disposiZione 
ciaoZ belli
"Io voglio scrivere su tutti i muri ovunque siano muri [...] Io chiamo il cristianesimo unica grande malediZione, unica grande intima perversione, unico grande istinto di vendetta [...] Io lo chiamo unico imperituro marchio d'abbominio dell'umanità...".
FONTE: F.W. Nietzsche, L'Anticristo, TEN, 2a ediz., 1992, pag. 92-93.
Ecco alcuni strumenti e sistemi di tortura che la Chiesa ha utiliZZato per commettere i suoi efferati "crimini contro l'umanità" durante la Santa InquisiZione. Crimini rimasti impuniti!
Il Topo
Tortura applicata a streghe ed eretici. Un topo vivo veniva inserito nella vagina o nell'ano con la testa rivolta verso gli organi interni della vittima e spesso, l'apertura veniva cucita. La bestiola, cercando affannosamente una via d'uscita, graffiava e rodeva le carni e gli organi dei suppliZiati. Chissà come i disgraZiati riuscissero a sopportare il terrore provocato alla sola vista del topo che da li a poco sarebbe entrato nel suo corpo. 
Dissanguamento
Era una credenZa comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificaZione tramite fuoco del suo sangue. Le streghe condannate erano "segnate sopra il soffio" (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte. 
Il Rogo
Una delle forme più antiche di puniZione delle streghe era la morte per meZZo di roghi, un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestaZione pubblica. L'esecuZione avveniva solitamente dopo breve tempo dall'emissione della sentenZa. In ScoZia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega prima veniva strangolata e poi il suo corpo (In stato di semi-incoscienZa) era scaricato in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se la strega, nonostante tutto, riusciva a liberarsi e a tirarsi fuori dalle fiamme, la gente la respingeva dentro.
Le Turcas
Questo meZZo era usato per lacerare e strappare le unghie. Dopo lo strappo, degli aghi venivano solitamente inseriti nelle estremità delle falangi.
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| La Vergine di Norimberga |


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| Palo a forma di piramide |

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| Tenaglia |
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| Il Trono |


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| La sedia delle streghe |
Sedia Delle Streghe
La sedia inquisitoria, comunemente detta sedia delle streghe, era un rimedio molto appreZZato per l'ostinato silenZio di talune indiziate di stregoneria. Tale attreZZZo, pur universalmente diffuso, fu particolarmente sfruttato dagli inquisitori austriaci. La sedia era di varie dimensioni, diverse forge e fantasiose varianti; tutte comunque chiodate, fornite di manette o blocchi per immobiliZZare la vittima ed, in svariati casi, aveva il pianale di seduta in ferro, così da poterlo arroventare. Vengono riportate notiZie di processi dai quale risulta come l'uso di questo strumento potesse venir prolungato, sino a trasformarsi in vera e propria pena capitale.
La Ruota
In Francia e Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe ed eretici venivano speZZati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.
Tormentum Insominae
Consisteva nel privare le streghe del sonno. La vittima, legata, era costretta a immersioni nei fossati anche durante tutta la notte per evitare che si addormentasse.
Ordalia Del Fuoco
Prima di iniZiare l'ordalìa del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e gli accusati dovevano sopportare benediZioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i sacramenti. Dopodiché si veniva sottoposti all'ordalìa: gli accusati dovevano trasportare un peZZo di ferro rovente per una certa distanZa. Il peso di questo peso era variabile: si andava da un minimo di circa meZZo chilo per reati minori, fino a un chilo e meZZo. Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni una giuria controllava se l'accusato era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente. Si poteva aver salva la vita, però, corrompendo i clerici che dovevano officiare la prova: si poteva fare in modo che ferro e carboni avessero una temperatura sufficientemente tollerabile.
Ordalia Dell'Acqua
In questo tipo di ordalìa l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati anche l'acqua 'pulirà' la strega. Dopo tre giorni di penitenZe l'accusata doveva immergere le mani in acqua bollente, alla profondità dei polsi. Spesso erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Si aspettava poi tre giorni per valutare le colpe dell'accusata (Come per l'ordalìa del fuoco). Veniva messa in pratica anche un'ordalìa dell'acqua fredda. Alla strega venivano legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posiZione non fosse certo propiZia per rimanere a galla. Dopodiché veniva immersa in acqua; se galleggiava era sicuramente una strega in quanto l'acqua 'rifiutava' una creatura demoniaca, se andava a fondo era innocente ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo. 
No comment.
Parliamo in questo post di Barabba, personaggio evangelico fino ad ora trascurato.
La versione ufficiale della ConferenZa Episcopale Italiana (1976) del vangelo secondo Matteo traduce:
"Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba"
Mentre la bibbia (Traduzione dai Testi Originali, Edizioni Paoline), traduce così:
"Egli aveva allora in carcere un detenuto famoso, detto Barabba"
Ancora, il Nuovo Testamento - Parola del Signore (pubblicato dalla Elle Di Ci), traduce così:
"A quel tempo era in prigione un certo Barabba, un carcerato famoso"
E, infine, il Nuovo Testamento, Nuova Revisione 1992 sul Testo Greco, della Società Biblica di Ginevra, traduce così:
"Avevano allora un noto carcerato, di nome Barabba"
Notate che le traduZioni sono diverse e che tali varianti producono discordanZe nei significati. Questo prigioniero famoso era "detto Barabba", "un certo Barabba" o "di nome Barabba"? E' sicuro che "detto", da una parte, e "di nome" o "un certo", dall'altra parte, lasciano intendere due cose molto differenti. Nel primo caso Barabba sembra un soprannome, mentre nel secondo e nel terZo caso sembra trattarsi di un nome proprio: quel prigioniero si sarebbe chiamato proprio Barabba
. Questo è uno dei problemi più delicati di tutta l'analisi della letteratura evangelica, perché dietro al personaggio di Barabba, alla sua vera identità e al suo ruolo nella circostanZa del processo che il Miiiitico ha subito dinanZi al procuratore romano PonZio Pilato, si nasconde probabilmente una delle più importanti chiavi di comprensione del senso storico reale di quegli eventi.
Il testo greco usa il termine "leghomenon Barabban" che si traduce con "detto Barabba", "chiamato Barabba", "soprannominato Barabba", e ciò lascia intendere che quello non fosse il nome proprio, ma un titolo o un soprannome. Eppure conosciamo Barabba come una persona che si chiamava proprio così, e sappiamo anche che era stato messo in prigione perché era un brigante, forse un ribelle. Almeno, questo è ciò che la tradiZione ci ha sempre fatto pensare di lui. 
Nel Novum Testamentum possiamo osservare una nota a piè di pagina che si riferisce al verso 16 del vangelo di Matteo. In essa sono riportate le varianti che si possono trovare in alcuni antichi manoscritti evangelici. Nel nostro caso la nota è duplice e le due parti sono sepatare da una breve linea verticale.
Cominciamo dalla seconda parte, a destra. Essa ci dice che dopo il termine "Barabba" alcuni antichi testi recano una frase non breve:
"il quale era stato messo in carcere in occasione di una sommossa scoppiata in città e di un omicidio"
In pratica, dai testi antichi è stata scartata una frase dalla quale si può capire abbastanZa chiaramente che Barabba era stato arrestato nella circostanZa di una sommossa, che si era verificata in città, durante la quale era stato commesso un omicidio. Chi aveva commesso l'omicidio? Barabba? Se consultiamo il vangelo secondo Marco (Mc 15, 7), in un passo parallelo, possiamo leggere:
"Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere, insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio"
Il verbo "avevano commesso" è coniugato al plurale, non al singolare, e si riferisce ai ribelli, non a Barabba. La frase significa semplicemente che Barabba era rinchiuso nel carcere in cui si trovavano i ribelli, non dice che egli stesso fosse un ribelle e che avesse partecipato al delitto
. Nemmeno il vangelo secondo Matteo lo dice; anZi, affermando che costui era stato arrestato in occasione di quel tumulto e di quell'omicidio, non dà affatto l'impressione che Barabba fosse uno degli insorti né, tantomeno, l'omicida. Pertanto i vangeli sinottici, se letti fedelmente alle versioni in lingua greca, non hanno mai affermato che Barabba fosse un brigante; ci dicono solo, che costui non era un emerito sconosciuto ma un personaggio famoso. Queste omissioni e queste forZature nelle traduZioni siano il risultato di una precisa volontà di sofisticare il ruolo di questo personaggio e di farlo apparire diversamente da come egli deve essere stato. 
La prima parte della nota 16 presente nel Novum Testamentum ci dice che in alcuni antichi manoscritti, al posto di "leghomenon Barabban" = detto Barabba, troviamo quest'altra espressione: "Iesoun Barabban" = Gesù Barabba. La nota ci conferma che il personaggio non si chiamava Barabba, ma che questo era un titolo, affiancato al suo vero nome: Gesù.
Sembra quindi che nel corso di quel processo, durante il ballottaggio per la scarceraZione di un prigioniero, Pilato abbia presentato al popolo due accusati: un certo Gesù, che i sacerdoti avrebbero condannato a morte perché aveva osato definirsi "figlio di Dio", e un altro Gesù, molto noto a tutti col titolo "Barabba"! Ma si tratta di semplice omonimia? 
Per giungere ad una risposta facciamo un passo indietro nel tempo, fino all'interrogatorio che Jeeesus, qualche ora prima, aveva subito in casa del sommo sacerdote. Costui, che aveva nome Caifa, vistosi nella difficoltà di trovare un capo d'accusa valido per emettere una sentenZa di morte, ad un certo punto avrebbe chiesto a Gesù: "sei tu il figlio di Dio?", e Gesù a lui: "tu l'hai detto". AttenZione: questo è ciò che sostiene il racconto evangelico, non è affatto certo che le cose siano andate proprio così, anche perché l'idea di un processo svoltosi in quelle condiZioni è del tutto inaccettabile. I tempi, i modi, il luogo e tanti altri elementi incompatibili con la prassi giudiZiaria ebraica, ci mostrano che quello non poteva essere un procedimento regolare, come molti autori hanno osservato 
Infatti, gli ebrei non potevano assolutamente pronunciare la parola tabù "Dio", e il sommo sacerdote non si sarebbe mai aZZardato a pronunciarla in quella occasione. Ma se egli ha veramente posto la domanda, in che modo ha potuto chiedere a Gesù se era "il figlio di Dio"? La risposta è semplice, gli ebrei usavano molti termini diversivi per riferirsi a Dio (Adonai, Eloah, il Signore, il Padre...). Anche Gesù, nei racconti evangelici, parla spesso di Dio ma, rivolgendosi ad un pubblico di ebrei ed essendo egli stesso un ebreo, usa uno di questi termini diversivi: "il Padre mio", "il Padre che è nei cieli". Nel vangelo secondo Marco (Mc 14, 36) leggiamo: "Abbà, Padre, tutto è possibile per te", in cui compare sia il termine tradotto (Padre) che quello originale usato dagli ebrei (Abbà). Anche l'espressione "figlio di Dio", nella liturgia latina, è passata comunemente come "filius Patri" (figlio del Padre) che è la traduZione letterale in lingua latina della espressione usata dagli ebrei, e quindi anche dal sommo sacerdote Caifa, per dire "figlio di Dio": "bar Abbà" che, contratta in una parola sola diventa "Barabba". La contrazione è normale: Barnaba, Bartolomeo... sono tutti termini ebraici per "figlio di..."
.
Gesù sarebbe stato quindi condannato a morte dal sinedrio (secondo la versione evangelica) per essersi definito un Barabba, un figlio di Dio.
Ma..è mai possibile che durante il processo Pilato abbia presentato al popolo Gesù, che era detto figlio di Dio (Bar-Abbà), insieme a Barabba, che aveva un nome proprio (Gesù)?
Il Mitico Gesù è stato arrestato per volontà di Pilato che ha inviato per questo una coorte romana sul monte degli ulivi, un corpo di (circa) 600 soldati con un tribuno al comando; i romani non hanno mai avuto l'abitudine di applicare le amnistie in occasione delle festività di altri popoli non latini, ma solo delle festività romane, nè tantomeno liberavano i condannati per reati gravi di sediZione, destinati ad essere giustiZiati (sarebbe come ridare la libertà a Saddam Hussein, per fare un esempio); e il popolo degli ebrei, forse, non ha mai gridato "il suo sangue ricada sopra di noi e sui nostri figli" (Mt 27, 25), preannunciando la persecuZione perpetrata dai cristiani contro i perfidi giudei nell'arco di lunghi secoli. Tutte queste sono scuse palesi per spostare la responsabilità della condanna dai romani agli ebrei, al preZZo di un grave pregiudiZio antisemitico
.
Ci troviamo di fronte ad autentici sotterfugi finaliZZati ad alterare il significato storico dell'evento. Si tratta di una sofisticaZione funZionale alla catechesi della dottrina antiessena e antimessianica elaborata da Paolo (o chi per lui
) e successivamente sviluppata dai suoi seguaci ed eredi spirituali. I quali hanno preso le distanZe dall'ebraismo e hanno trasformato l'aspirante messia degli ebrei in un salvatore medio orientale, e il regno di YHWH dei giudei nel regno dei cieli dei cristiani.
Dal rebus di Gesù e Barabba scaturisce una ennesima conferma del fatto che i redattori dei vangeli neocristiani erano non ebrei, che scrivevano per un pubblico non ebreo, e che erano interessati a de-giudaiZZare l'aspirante messia degli ebrei, scorporando dalla sua figura tutto ciò che apparteneva ad una personalità messianica, ovverosia ad un ribelle esseno-Zelotico che aveva commesso gravi reati di sedizione contro l'autorità romana. 
La dinamica dell'arresto, del processo, della condanna e della esecuZione, così come queste fasi sono descritte nelle narraZioni evangeliche, le quali mostrano fra loro grandi e talvolta ridicole contraddizioni, è tale da rivelare una lucida contraffaZione, una precisa intenZione di mascherare chi fosse realmente l'uomo che venne crocifisso, perché fu arrestato, da chi fu arrestato, perché fu giustiZiato, facendo credere, alla fine, che i romani siano stati vittime di un raggiro e che la volontà e la regia della condanna di Gesù siano del tutto ebraiche.
Dal rebus di Gesù e Barabba non scaturisce invece una soluZione su chi siano state queste due persone. Erano veramente due? Si tratta di una persona sola che ha subito uno sdoppiamento, come tanti altri personaggi della narraZione evangelica? Si tratta di due persone i cui nomi, titoli, ruoli e responsabilità sono stati intrecciati e confusi negli interessi della contraffazione storica? 
Sono forse i due aspiranti messia degli esseno-Zeloti, quello di Israele (il capo politico) e quello di Aronne (il capo spirituale)? Se Gesù Barabba è il prigioniero che fu liberato, dobbiamo credere che Gesù non è mai stato crocifisso, coerentemente con quanto sostenuto dalla tradiZione coranica?
Mistero.
Ok, anche io sono entrato a far parte di quell' élite di fortunati che ha letto "Il codice da Vinci".
Uh, ora sono diventato un erudito... ora sì che posso permettermi di criticare la chiesa
.
Deeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehihihoooooooooooooooooooooooooooooo
Già in uno dei primi post ho parlato dei fratelli di Gesù, e ora torniamo per l'ultima volta (?) sull'argomento, anche graZie agli studi di bxPoma.
Per i cattolici, per i cristiani in maggior parte, questi potranno al massimo essere fratellastri, cugini, parenti stretti, ma non comunque fratelli nel senso in cui noi intendiamo tale espressione.
"Ora mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2, 6-7).
Anche il testo di Matteo porta la definiZione "primogenito" ma, in verità, non ci è dato di poterla leggere comunemente, perché i traduttori, molto disturbati da questa parola, la hanno eliminata. Infatti i testi antichi del Vangelo di Matteo così recitano:
"...peperit filium suum primogenitum (= partorì il suo figlio primogenito)".
Volendo essere precisi dobbiamo riconoscere che il testo di Matteo, nel passo in questione, è stato censurato non solo per quanto riguarda la parola primogenito, ma in una intera frase che porta implicaZioni pesanti; questa è la versione latina completa:
"Et non cognoscebat eam donec peperit filium suum primogenitum: et vocavit nomen eius Iesum" (idem);
mentre questa è la versione greca completa:
"kai oik eginosken auten eos oi eteken ton uion auton ton prototokon kai ekalesen to onoma autou Iesoun" (Idem).
La traduzione corretta è:
"E non la conobbe [nel senso biblico di non ebbe con lei rapporti coniugali] finché ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli dette nome Gesù".
Ciò che leggiamo oggi, invece, appare così:
"...la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù" (Vangelo e Atti degli Apostoli, versione ufficiale della CEI).
E' chiaro che i tagli e le modifiche non sono casuali. Che cosa hanno fatto i traduttori? InnanZitutto hanno arbitrariamente deciso che Giuseppe non ha mai avuto rapporti coniugali con Maria, e non semplicemente finché ella non ebbe partorito Gesù; inoltre hanno deciso che il termine "primogenito" era del tutto superfluo, dal momento che di sicuro non esistevano altri figli. Allora, se noi osserviamo una sofisticaZione del testo in tal senso, siamo ragionevolmente autoriZZati a pensare che potrebbe essere vero il contrario: Giuseppe avrebbe avuto rapporti coniugali con Maria e avrebbe generato con lei numerosi figli.
Passando ai vangeli e ai versetti che parlano dei fratellini di Gesù:
1. "Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: "Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano"" (Mc 3, 31-32).
2. "Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: "Ecco di fuori tua madre ed i tuoi fratelli che vogliono parlarti"" (Mt 7, 46-47).
3. "Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla: Gli fu annunciato: "Tua madre e i tuoi fratelli son qui fuori e desiderano vederti"" (Lc 8, 19- 20).
4. "Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?" (Mc 6, 3).
5. "Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?" (Mt 13, 55).
6. "Dopo questo fatto, discese a Cafàrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni." (Gv 2,12).
7. "Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; i suoi fratelli gli dissero: "Parti di qui e và nella Giudea perchè anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai..." (Gv 7, 2).
8. "Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (At 1, 14).
9. "Solo tre anni dopo andai a Gerusalemme per conoscere Pietro e non vidi nessuno degli altri apostoli, ad ecceZione di Giacomo, il fratello del Signore..." (Gal 1, 18-19).
Poi abbiamo le citaZioni extratestamentarie:
10. "Poi egli comparve a Giacomo, uno dei cosiddetti fratelli del Salvatore" (Eus. di Cesarea, Hist. Eccl. I, 12, 5).
11. "In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe, e Giuseppe era padre del Cristo..." (Idem II, 1, 2).
12. "Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministraZione della Chiesa insieme con gli apostoli..." (Ivi II, 23, 4).
13. "Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide" (Ivi III, 20, 1).
Non mancano certo le testimonianZe! Ad una di esse, in particolare, voglio fare riferimento, all' ultima che ho riportato: in essa Eusebio parla di una persecuZione che DomiZiano (imperatore dal 81 al 96 d.C.) avrebbe effettuato nei confronti dei discendenti di Davide, "poiché anch'egli, come Erode, temeva la venuta di Cristo" (Eus. di Cesarea, Hist. Eccl., III, 20, 1). Nel corso di questa persecuZione furono condotti, come prigionieri, al cospetto dell'imperatore, alcuni componenti della famiglia di Gesù: i nipoti di Giuda (detto fratello suo secondo la carne), i quali erano accusati di attività sovversive come discendenti della stirpe regale di Israele, cioé come combattenti messianisti. Il passo è estremamente significativo, non solo perché testimonia l'esistenZa di fratelli e nipoti di Cristo (relativamente), ma perchè denuncia l'esplicito coinvolgimento dei componenti di questa famiglia nella lotta messianica.
Insomma, non solo i fratelli del Mitico erano personaggi da censurare perché avrebbero messo in discussione il presupposto della verginità di Maria, ma anche perché, visto il loro ruolo nella lotta jahvista, avrebbero offerto una pericolosa connessione fra Cristo e le sette esseno-Zelote (connessioni che, stando a Cascioli, ci stanno tutte).
Ed ecco che i famosi fratelli di cui tanto si parla vengono talvolta considerati come cugini, ovverosia come figli di una sorella di Maria, anch'essa di nome Maria, detta "di Cleofa". A sostegno di questa ipotesi si avanZa il fatto che nella lingua aramaica esisteva un solo termine per indicare i fratelli ed i cugini, ma la spiegazione non regge: il testo originale dei Vangeli non è aramaico, ma greco; il termine usato è adelfos, che significa inequivocabilmente fratello e non cugino.
Altre volte, invece, si dice che i fratelli erano figli che Giuseppe avrebbe avuto da un suo precedente matrimonio, ma questo dimostra che la dottrina neocristiana non sa come stiano le cose: cerca, semplicemente, una spiegaZione che le faccia comodo. Questa precedente moglie di Giuseppe non poteva certo essere la cosiddetta Maria di Cleofa, sorella della madre di Gesù, sempre viva e vegeta ai tempi in cui è ambientato il racconto evangelico. Come numerosi altri personaggi, la donna ha qualcosa di misterioso. Che significa, infatti, "di Cleofa"? Moglie, o figlia di Cleofa? 
InnanZitutto possiamo notare che il termine Cleofa è la forma italianizzata del nome Kleofas, versione greca dell'egiZio Cleopatra, il quale ci è noto come nome femminile, piuttosto che maschile. C'è da dire che se Maria e Cleofa fossero, rispettivamente, la madre e il padre dei cugini di Jesus, come mai questi sono stati definiti, a volte, figli di un certo Alfeo? E' il caso, per esempio, di Giacomo il minore, detto Giacomo di Alfeo e, naturalmente, anche del fratello di costui: Giuda detto Taddeo. Insomma, secondo l'interpretaZione tradiZionale, Maria e Cleofa (o Alfeo), sarebbero i genitori di quei Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, e anche delle sorelle, che troviamo nominati nelle precedenti citaZioni. 
Maria di Cleofa è fatta comparire dai Vangeli sinottici ai piedi della croce, durante l'agonia del pooovero, MItico Gesù!
, con la definiZione Maria di Giacomo e di Giuseppe nella quale, evidentemente, è sottinteso il termine madre. E' strano, perché secondo i tre sinottici la madre di Gesù non ci sarebbe stata o, almeno, non è nominata nell'elenco delle tre famose pie donne che avrebbero presenZiato ai momenti fondamentali della passione: la crocifissione, la deposiZione, la sepoltura e la scoperta del sepolcro vuoto. I Vangeli non sono d'accordo sulle identità di queste tre donne. Per Marco e per Matteo sarebbero la Maria di cui stiamo parlando, Maria Maddalena e Salomè, madre dei figli di Zebedeo; per Luca sarebbero la Maria di cui stiamo parlando, Maria Maddalena e Giovanna, la moglie di ChuZa, il sovrintendente di palaZZo di Erode; per il quarto evangelista sarebbero Maria la Madre di Gesù, Maria di Cleofa, definita sorella di sua madre, e Maria Maddalena. L'unico personaggio su cui sono tutti d'accordo è quest'ultimo, Maria Maddalena, e su lei non abbiamo dubbi. E' sulla madre che c'è confusione. 
E' fin troppo evidente che gli evangelisti hanno giocato sulla identità di costei perchè, di fatto, c'è qualcosa che non si doveva sapere: laddove compare solo la presunta Zia di Cristo (Maria di Cleofa) il terZo posto è occupato da Salomè o da Giovanna, mentre dove compaiono sia la Zia che la madre (nel quarto Vangelo), non c'è un terZo posto da occupare pertanto Salomè e Giovanna non sono nominate.
La soluZione del rebus è semplicissima: infatti non è vero che la madre di Cristo mancasse nella drammatica circostanZa, come si dovrebbe dedurre dai Vangeli sinottici; la madre c'era ed era proprio quella che si definisce madre di Giacomo e di Giuseppe, in quanto, essendo costoro i fratelli di Cristo, la donna era madre tanto dell'uno quanto degli altri. E' solo il quarto Vangelo che si permette di sdoppiare esplicitamente il personaggio in due, facendo così comparire fianco a fianco le due presunte sorelle con lo stesso nome.
Non ci si meravigli se si parla di sdoppiamento di persona, è un meccanismo messo in opera altre volte nel corso della redaZione evangelica, che riguarda numerosi fra i più importanti personaggi. Il quarto Vangelo lo effettua perché il suo redattore, o il revisore, vuole definitivamente risolvere la spinosa questione della donna che c'è ma non c'è ai piedi della croce; con questa soluZione ogni dilemma è superato: la mamma e la Zia sono due persone distinte e nessuno può più pensare che i fratelli di Cristo siano veramente i suoi fratelli di sangue.
Ma, come tante altre volte, noi abbiamo capito che è vero il contrario: i fratelli di Cristo erano proprio i suoi fratelli di madre e di padre. Quanti erano costoro? In tutto abbiamo potuto raccogliere quattro nomi maschili (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e un numero imprecisato di sorelle anonime (a cui le tarde tradiZioni definite apocrife danno i nomi poco attendibili di Assia e Lidia), ma alcuni manoscritti antichi aggiungono un altro nome, Giovanni, del quale non si capisce bene se si affianca a quello di Giuseppe o si sostituisce ad esso…
Mentre la maggior parte dei credenti di fronte al disastro dell'uragano Katrina lo prega per trovare consolazione o lo ringrazia per essere stato riasparmiato, l'America fondamentalista — di ogni fondamentalismo — lo tira in ballo interprentandone disegni e fini. Che a parlare siano integralisti cristiani, musulmani, ebrei, evangelici, seguaci New Age, il messaggio è sempre la stesso: "Dio ci ha punito".
Una punizione declinata in base all'esigenza del predicatore di turno: per i peccati secolari di New Orleans, per la politica pro-Sharon di Bush, per aver offeso la Madre Terra con una politica ambientale disastrosa, per fermare un Gay Pride che doveva avere luogo questo fine settimana. Un panegirico che va avanti da giorni e rimbalza su network nazionali ma soprattutto su Internet nella fittissima rete di siti, blog e gruppi di discussione religiosi.
Uno dei motivi più evidenti per punire New Orleans è che la città è notoriamente peccaminosa almeno dai tempi di Storyville, il quartiere dove alcol, prostitute e gioco d'azzardo si mescolavano al ritmo delle note di King Oliver e del jazz che stava nascendo. I primi a far notare che Dio finalmente si era stufato (in effetti si era già stufato una volta quando nel 1917 il quartiere fu sgombrato e chiuso con la forza) sono quelli di Repent America, sede a Philadelphia, che si definiscono cristiani che agiscono per salvare coloro che non conoscono la verità e che bruceranno per l'eternità in un vero e reale inferno di fuoco.
Dio avrebbe fermato con un uragano che ha causato migliaia di morti la programmata festa Southern Decadence, una piccola Gay Pride prevista a New Orleans. E così avrebbe fermato anche il Martedì grasso, festa pagana in cui uomini e donne ubriache si lasciano andare a sesso ed eccessi. Senza contare che, come scrive sul suo sito il direttore Michael Marvage, in Lousiana ci sono dieci cliniche abortiste, cinque solo a N. O. e questo rende la città "la capitale mondiale dell'omicidio".
(da La Repubblica 040905). 
Sono tornato.
Visto che oggi non sono andato a mare a causa del vento, e quindi mi sono giocato un altro giorno di vacanZa, e visto che sono davanti al pc senZa fare alcunché, mi sono deciso a postare. Però dovrebbe essere davvero l’ultimo… Scelgo un argomento a caso, poiché ci sarebbe taaaaaaaaanto di cui parlare Prendiamo Paolo di Tarso, uno dei pilastri della fede. Esisteva, assieme a tanti altri vangeli (dei Copti, degli Ebioniti, di Gamaliele, di Nicodemo, degli Ebrei, di Hereford, degli arabi etc), un vangelo, chiamato “Detti del Signore”. Questo vangelo era stato scritto da un certo Papia e, dopo un successo iniZiale, venne respinto da Roma perché “Papia, privo di ogni senso di critica, ha riportati fatti che gli venivano dal popolo in maniera troppo superficiale”. Da questi “Detti del Signore”, un certo Marcione, filosofo essendo della comunità di Sino poli, in Asia Minore, ne trasse uno proprio eliminando gli episodi più assurdi, ed aggiungendone altri. Nel suo nuovo vangelo Marcione costruì un cristo in chiave mistica, privo di ogni riferimento carnale.. perché se cristo si fosse umaniZZato avrebbe cessato di essere Dio. Questo vangelo uscì nel 145 insieme a 10 Lettere e ad un libricino chiamato Atti degli apostoli che Marcione aveva portato da Sino poli affermando che le prime gli erano state consegnate da un certo Paolo di Tarso e il secondo da un certo Luca, un medico siriano. Tutti gli esegeti sono d’accordo nell’affermare che tutti questi scritti furono redatti dallo stesso Marcione che, per renderli credibili, li aveva attribuiti a due personaggi che fino ad allora erano disconosciuti da tutti. Queste “opere” riportavano gli stessi fatti con gli stessi particolari ed avevano lo stesso stile di scrittura. In più, siccome ci siamo concentrati su Paolo di Tarso, ecco a voi 3 diverse opZioni: 1) Il Paolo di Marcione sostiene un Cristo che ha preso dell’uomo soltanto le forme ed è morto al palo, ma soltanto in forma apparente (1Cor. 2/8) 2) Il Paolo che sostiene il messia spirituale che, non essendo mai sceso sulla terra, ha svolto la missione trasmettendo la sua morale agli uomini attraverso le rivelaZioni: “Io vi dichiaro che il vangelo che predico non è dell’uomo, poiché non è dall’uomo che l’ho ricevuto, ma da una rivelaZione come da una rivelaZione lo hanno ricevuto Simone e Giacomo che falsamente affermano di averlo ricevuto da un Cristo fattosi uomo” (Gal. 1/11). 3) Il Paolo materialista che nella lettera ai Galati dice che Cristo si è incarnato ed è morto sulla croce: “O stolti Galati, chi può avere offuscato così lo spirito proprio a voi ai cui occhi fu presentato al vivo Cristo crocifisso?” (Gal III/11). Come mai questi Paoli? Perché, essendo anch’egli un personaggio di fantasia (per carità, forse quello Zoppo che passò dal serviZio dei romani all’attivismo essendo come NaZir esistette davvero, ma non riportò alcun successo importante), venne adattato dai vari redattori alle loro correnti religiose, per fargli dire ciò che loro conveniva. Ed avete notato che il secondo Paolo dà addirittura dei bugiardi agli apostoli? Chi dei due ha ragione? 


Ehm.. salve a tutti.
Chiedo scusa, ma il tempo è incredibilmente volato via.. è passato un mese e meZZo dall'ultimo post! 
Sono tornato a casa da un paio di giorni e fra una settimana dovrò ripartire e stare via per altri due mesi... quindi mi sa che questo blog rimarrà inattivo almeno fino a Settembre 
Non so quanto dispiaccia a voi; a me abbastanZa...
Comunque.. tornerò con tante nuove cose da dire sempre sul Mitico! 
Buone vacanZe a tutti, gentaglia!
Salve a tutti!
Scrivo questo post per avvisarvi della mia assenZa dal blog; il mio lavoro extra-universitario (argh!) mi impegnerà molto nei prossimi dieci giorni... quindi ci si rivede verso il 23/24 maggio!
Per ora sto leggendo altri due libri (I percorsi delle eresie & Gesù Ebreo).. casomai vi faccio delle recensioni.. Dehihiho!
Ci si vede, gentaglia.
Forse dovrei chiarire meglio la mia posiZione.
Io non sono un esperto improvvisato, io sono un ignorante. Proprio per questo ho iniZiato a studiare questa religione che mi circonda (e qui il purtroppo è d'obbligo).
Mi dicono addirittura poverino (!) perché lo faccio
.
La mia avventura nel mondo cristiano è iniZiata da piccolo, graZie a mia nonna. Mi diceva di andare in chiesa, mi ci portava lei stesso, e io ero pure felice. Ho fatto il chierichetto e pure la prima comunione. Quando dovevo fare la cresima, mio Zio mi disse: "Se fai la cresima ti dò i soldini (o ti compro qualcosa di bello, non ricordeo bene)". Allora pensai: "Ma la cresima non dovrei farla perché lo sento dentro? In effetti lo sto facendo perché voglio i soldini..." E quindi non la feci proprio perché non lo sentivo. Avrò avuto 11-12 anni.
Gli anni seguenti sono sempre stato ateo, pseudo-interessato alla chiesa e alla religione, ma solo per andargli contro. In effetti non sapevo proprio nulla, ma ostentavo una certa sicureZZa quando scrivevo articoli anti-chiesa, o parlavo con qualcuno. 
Un giorno di 2 anni fa comprai un libro contenente tutti e quattro i vangeli e gli atti degli apostoli, per caso; lo lessi in un giorno e meZZo e alla fine dissi: "CaZZo però! Stò Gesù è stato un grande! Come caZZo avrà fatto a prendere per il culo tutta stà gente?". E da lì iniZiai ad interessarmi del personaggio storico di Gesù. Da allora ad oggi avrò letto circa 20 libri, la maggior parte di essi biografie di Gesù. 
Ora,
io non pretendo, come ho già scritto nella mia presentaZione, di dirvi tutta la verità; tutto ciò che ho scritto fino ad ora non è frutto della mia fantasia. Volete credere in Dio? Fatelo! Chi vi dice niente!
Volete vietarvi la masturbaZione, il sesso prima del matrimonio, l'uso degli anticonceZionali, il matrimonio tra gay, la possibilità di divorZiare quando non c'è più amore, il dire qualche bugia, il progredire della scienZa, e diverse altre cose? Beh... basta continuare a chiedere nella chiesa che ancora oggi approfitta dell'ignoranZa della gente sulla storia del cristianesimo per poter permettere ai propri cardinali il vestitino ricamato in oro, il rifocillarsi fino a scoppiare e le residenZe. E poi ci vengono a chiedere l'8 per mille e ci dicono che se non seguiamo le loro regole siamo cattivi e finiremo all'inferno. Minchia che bontà!
Sarebbe troppo facile ironiZZare sulle pene che potranno essere inflitte a chi bestemmia e/o ingiuria un vescovo o chi per lui.
Fine. 
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